giovedì 21 novembre 2013

CON LA MEDITAZIONE E LA DIETA VEGETARIANA SI INVECCHIA MENO


Lo dimostra uno studio scientifico pubblicato su Lancet Oncology. Una ricetta a base di cereali integrali, frutta, verdura insieme ad attività fisica e ad attività antistress come yoga o meditazione aiuta a mantenersi giovani. Ecco perché

Dieta vegetariana, attività fisica e yoga, sono i capisaldi per contrastare l'invecchiamento.
Una équipe di scienziati americani dell'università della California di San Francisco hanno dimostrato per la prima volta che, scegliendo stili di vita più sani, è possibile rallentare i meccanismi alla base dell'invecchiamento cellulare. In uno studio pilota pubblicato su Lancet Oncology, i ricercatori sono riusciti ad aumentare di una media del 10% in 5 anni la lunghezza dei telomeri, le sequenze del Dna che si trovano nella parte finale dei cromosoni, che a ogni divisione cellulare si accorciano e che hanno un ruolo centrale nel determinare la lunghezza della vita di una cellula. Per questo sono considerati una specie di 'orologio biologico' cellulare. Secondo Dean Ornish e i suoi colleghi, la soluzione per interferire con questo meccanismo è quella di mangiare 'cibi verdi', fare movimento, yoga e meditazione anti-stress.
Per 5 anni, gli scienziati hanno seguito 35 uomini con tumore alla prostata ai primi stadi, ancora localizzato. Tutti i pazienti sono stati inseriti in un programma di sorveglianza, con monitoriaggi periodici sull'evoluzione della malattia. In più, a 10 partecipanti sono stati prescritti cambiamenti dello stile di vita: dieta ad alto contenuto di frutta, verdura e cereali integrali, e a basso tenore di grassi e carboidrati raffinati; attività fisica (30 minuti al giorno di camminata, per 6 giorni a settimana); riduzione dello stress (yoga e stretching, tecniche di respirazione ad hoc, meditazione). Questi pazienti partecipavano inoltre a gruppi di supporto settimanali. La lunghezza dei telomeri è stata misurata a tutti i 35 partecipanti all'inizio dello studio e alla fine. Al termine del quinquennio di osservazione, fra i 10 pazienti che avevano cambiato stili di vita i telomeri si erano allungati in media del 10%, mentre negli altri 25 si erano accorciati mediamente del 3% circa.
Fonte: Repubblica
di Dario Scacciavento

venerdì 15 novembre 2013

BILINGUISMO E PREVENZIONE PATOLOGIE CEREBRALI


Parlare abitualmente una seconda lingua non è solo un vantaggio nel lavoro e per muoversi nel nostro mondo sempre più globalizzato. Nelle persone che parlano due lingue, infatti, l'insorgengere delle demenze si presenta in media cinque anni dopo rispetto a chi ne parla una sola: ilrisultato è apparso sulla rivista “Neurology” a firma di un gruppo di ricercatori dell'Università di Edimburgo e del Nizam's Institute of Medical Sciences di Hyderabad, in India, coordinato da Suvarna Alladi.

Gli autori sono arrivati alla conclusione analizzando i dati di 648 soggetti indiani con diagnosi di demenza. La scelta è caduta sull'India perché il paese offre un'opportunità unica di studiare il bilinguismo, che altrove riguarda popolazioni etnicamente e culturalmente differenti da quelle monoligua. In luoghi come Hyderabad, la settima città dell'India in ordine di grandezza, il bilinguismo è invece la regola e il monolinguismo l'eccezione.

Gli autori ipotizzano che il passaggio continuo tra suoni,  parole,concetti,strutture grammaticali e norme sociali di due lingue diverse rappresenti una naturale forma di allenamento del cervello, forse più efficace di qualsiasi altro esercizio studiato appositamente.

La scoperta deriva dalla statistica dell'età d'insorgenza di differenti tipi di demenza, tra cui la malattia di Alzheimer, la demenza vascolare, causata da lesioni ischemiche che determinano la distruzione multifocale del tessuto cerebrale, e la demenza fronto-temporale, caratterizzata da una degenerazione dei lobi fronto-temporali del cervello. Il bilinguismo è emerso come unico fattore correlato alla ritardata insorgenza media della demenza. anche dopo che sono stati controllati altri fattori, come il livellodi scolarità, il genere, l'occupazione professionale, o il fatto che il soggetto vivesse in un ambiente urbano o in campagna.

"Questi risultati portano a ipotizzare che il bilinguismo influisca sulla demenza con più efficacia di qualunque farmaco disponibile attualmente”, ha spiegato Thomas Bak, ricercatore dell'Università di Edimburgo che ha partecipato alla ricerca. “Di conseguenza, lo studio delle relazione tra bilinguismo e cognizione è una delle nostre maggiori priorità, e saranno necessari ulteriori studi per determinare il meccanismo che causa il ritardo nella comparsa di demenza".

giovedì 7 novembre 2013

VITA EXTRA TERRESTRE IN MILIARDI DI PIANETI

Vita extraterrestre, 60 miliardi di pianeti nella Via Lattea potrebbero ospitarla Secondo uno studio pubblicato questa settimana, sessanta miliardi di pianeti appartenenti unicamente alla nostra galassia, potrebbero ospitare forme di vita extraterrestre o potrebbero essere ubicati all'interno della zona abitabile di una stella. I ricercatori, utilizzando i dati raccolti dalla sonda spaziale Kelper della Nasa — che ha il compito di localizzare i pianeti al di fuori del sistema solare — hanno scoperto che nella zona abitabile intorno a ciascuna stella nana rossa dovrebbe esistere almeno un pianeta con le stesse dimensioni della Terra. Le nane rosse sono le stelle più comuni nella Via Lattea. Nicolas Cowan, del Centro per l'Esplorazione Interdisciplinare e la Ricerca in Astrofisica dell'Università di Northwestern, ha osservato che la maggior parte dei pianeti nella Via Lattea orbita intorno alle nane rosse. «Un semplice termostato rende questi pianeti più clementi e ci fa rendere conto che non dobbiamo guardare così lontano per trovare un pianeta abitabile», ha riferito Cowan in un comunicato stampa presso l'Università di Chicago. Lo studio compare nel giornale Astrophysical Journal Letters. «Le nubi sono responsabili del riscaldamento e del raffreddamento sulla Terra», spiega in una dichiarazione Dorian Abbot, ricercatore dello studio presso l'Università di Chicago. «Riflettono la luce solare permettendo così alla Terra di raffreddarsi e assorbono la radiazione infrarossa emessa dalla superficie creando un effetto “serra”. Questo contribuisce a mantenere il pianeta ad una temperatura ottimale per accogliere la vita». Fin ora sono stati scoperti solo una decina di pianeti abitabili.


 




venerdì 25 ottobre 2013

INQUINAMENTO E TUMORI INFANTILI - CITTA' INCENERITE





 Impronte ambientali nel Dna
 L'inquinamento ha raggiunto i gameti: tumori anche sotto l'anno di età.
A Parma invece si discute se l'inceneritore sia una risorsa. Incompetenza abissale o occhiolino al camino dei profitti?

http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/dibattiti-e-idee/2013-10-16/impronte-ambientali-170934.php?uuid=AbpxrvuI
di Rosanna Magnano

Di fronte ai dati sul rallentamento in Italia della crescita dei tumori infantili, documentato dal Rapporto Airtum 2012, epidemiologi e medici si interrogano. Sulla effettiva significatività delle rilevazioni e sul rischio che seguendo l'onda di un incauto ottimismo scenda un'ulteriore coltre di nebbia su un fenomeno che è stato invece in continua crescita per almeno 20 anni in tutta Europa, con l'Italia in evidenza per i dati peggiori, tra i partner Ue. E soprattutto sui legami tra tumori infantili (e altre patologie cronico-degenerative in aumento) e inquinamento ambientale. A fare il punto la V Giornata in memoria di Lorenzo Tomatis, organizzata a Roma dall'Iss e dall'Associazione medici per l'ambiente-Isde Italia.

Il ruolo dell'inquinamento ambientale.
 «Uno degli studi più completi e autorevoli, condotti dalla Iarc sulla base di 63 registri oncologici di 19 Paesi europei, per un totale di 130mila tumori - sottolinea il pediatra Ernesto Burgio, presidente del Comitato scientifico Isde - ha documentato una crescita di oltre l'1% annuo dei tumori infantili, ma soprattutto un aumento significativo, del 2% l'anno, per i tumori sotto l'anno di età. Il che significa che il cancro del bambino è nato nel feto, nell'embrione o addirittura nei gameti. A dire questo per la prima volta nel mondo è stato Tomatis. Gli oncologi pediatrici sono assolutamente convinti dell'aumento dei casi, perché li vedono quotidianamente in crescita continua. Ora c'è stata questa bella monografia dell'Airtum, che in qualche modo, a mio parere, dando rilievo a dati troppo recenti e poco significativi per quanto riguarda la quantità, rileva dati più rassicuranti per l'Italia negli ultimi anni. Ma stiamo parlando di pochi registri, in un Paese in cui c'è stato il maggior aumento assoluto di casi di tumori infantili. Secondo lo studio Iarc, siamo quelli che vanno peggio, con 170 nuovi casi ogni anno (per milione di bambini), a fronte di una media di 140 per gli altri Paesi. A questo punto, il problema diventa: come possiamo spiegarcelo? Secondo Tomatis, questa nuova branca della genetica, l'epigenetica, spiega in qualche misura una serie di passaggi: questa parte del genoma più flessibile, soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo, è influenzata dall'ambiente e dall'inquinamento, dall'esposizione materna e fetale ad agenti che possono passare dalla placenta fino al feto, condizionandone il programma genomico, ossia il modo in cui il Dna si esprime lungo tutto il corso della vita. Secondo alcuni, questo meccanismo può spiegare l'aumento delle malattie del neurosviluppo, come l'autismo, o delle malattie metaboliche e secondo noi anche dei tumori infantili. La nota positiva è che le trasformazioni dell'epigenoma sono reversibili. Quindi basta individuare quali sono le esposizioni a rischio, della ragazza in età fertile e della madre in gravidanza, e si può fare molto». In una parola «prevenzione primaria». «Qualcuno deve spiegare alle madri che il benzene è leucenogeno - conclude Burgio - che non deve esporsi al particolato fine, che non deve mangiare troppo tonno in scatola. Insomma anche nelle zone più inquinate, la madre può e deve proteggersi».

La prevenzione mancata.
Una proposta concreta arriva dall'epidemiologo Benedetto Terracini, già professore di Epidemiologia dei tumori all'Università di Torino: «L'Isde dovrebbe impegnarsi prioritariamente per impedire l'esposizione di embrioni e bambini a quelle circostanze di rischio che sicuramente causano malattie non neoplastiche. Si otterrebbe anche il risultato di proteggere embrioni e bambini da alcune circostanze di rischio per le quali si ritiene che probabilmente o possibilmente causano malattie tumorali, comprese quelle per le quali l'evidenza non supera la soglia di una discutibile congettura». Rispetto ai dati sull'incidenza dei tumori infantili in Italia, l'epidemiologo pone un quesito: «I cambiamenti degli andamenti temporali dell'incidenza dei tumori infantili in Italia sono sufficientemente preoccupanti per essere portati all'attenzione delle autorità di salute pubblica per la considerazione di qualche forma di intervento preventivo?».

Il latte materno.
Una spia del livello di contaminazione ambientale e punto dolente della prevenzione è rappresentato dal latte materno. Il latte umano può essere considerato infatti un indicatore "ideale" per valutare l'esposizione delle popolazioni a inquinanti ambientali come le diossine e i Pcb che, essendo sostanze lipofile e bioaccumulabili, si concentrano in particolare nella componente grassa delle matrici biologiche. Secondo i dati presentati dall'oncologa Patrizia Gentilini, si può stimare che un neonato alimentato con circa un litro di latte materno al giorno contenente il 4% di grassi, assuma, invece di 2 pg/Kg/giorno di diossine (identificati dalla Ue) o di 0,7 pg/Kg/giorno (seconda l'Epa): 40 pg/kg in Norvegia o Finlandia; 80 pg/kg a Montale o Forlì in prossimità di inceneritori di rifiuti; da 100 a 320 pg/kg (in media 200 pg/kg) a Taranto, grazie alle emissioni dello stabilimento siderurgico e ben 1.200 pg/kg a Brescia (in prossimità del polo chimico Caffaro).

Disuguaglianze.

Se è vero che l'inquinamento diffuso colpisce tutta la popolazione, a prescindere dal reddito. È vero tuttavia che la disparità di accesso alle cure determina esiti differenti anche nel caso dei tumori infantili. Nei Paesi a basso reddito, infatti, il numero assoluto dei tumori è in rapida crescita, c'è un forte divario tra incidenza e mortalità, le diagnosi sono tardive, la sopravvivenza è bassa e molti tumori hanno origine infettiva. «L'80% dei pazienti africani - spiega Paolo Vineis (Imperial College London) - non hanno accesso alla radioterapia. E nei Paesi a basso reddito mancano almeno 7.000 macchine per la radioterapia».

sabato 19 ottobre 2013

L'ANIMA E LA SCIENZA



 La Teoria Quantistica della Coscienza

14 febbraio 2013

da ilnavigatorecurioso.it

Una teoria rivoluzionaria sostiene che l’anima umana è una delle strutture
fondamentali dell’Universo e che la sua esistenza è dimostrabile grazie al
funzionamento delle leggi della fisica quantistica. Con la morte fisica, le
informazioni quantistiche che formano l’anima non vengono distrutte, ma
lasciano il sistema nervoso per essere riconsegnate all’Universo.

Un medico e un fisico quantistico di fama mondiale, l’americano dott. Stuart
Hameroff e l’inglese Sir Roger Penrose, hanno sviluppato una teoria che
potrebbe dimostrare definitivamente l’esistenza dell’anima. Secondo la
Teoria Quantistica della Coscienza elaborata dai due scienziati, le nostre
anime sarebbero inserite all’interno di microstrutture chiamate
“microtubuli”, contenute all’interno delle nostre cellule cerebrali.

La loro idea nasce dal considerare il nostro cervello come una sorta di
“computer biologico”, equipaggiato con una rete di informazione sinaptica
composta da più di 100 miliardi di neuroni . Essi sostengono che la nostra
esperienza di coscienza è il risultato dell’interazione tra le informazioni
quantiche e i microtubuli, un processo che i due hanno definito “Orch-OR”
(Orchestrated Objective Reduction).

Con la morte corporea, i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le
informazioni in essi contenute non vengono distrutte. In parole povere, più
legate ad un linguaggio tradizionale, l’anima non muore, ma torna alla sua
sorgente.

“Quando il cuore smette di battere e il sangue non scorre più, i microtubuli
smettono di funzionare perdendo il loro stato quantico”, spiega il dott.
Hameroff, professore emerito presso il Dipartimento di Anestesiologia e
Psicologia e direttore del Centro di Studi sulla Coscienza presso
l’Università dell’Arizona.

“L’informazione quantistica all’interno dei microtubuli non è distrutta, non
può essere distrutta, ma viene riconsegnata al cosmo”.

“Quando un paziente torna a vivere dopo una breve esperienza di morte,
l’informazione quantistica torna a legarsi ai microtubuli, facendo
sperimentare alla persona i famosi casi di premorte”, spiega Hameroff al
Daily Mail. La grande portata di questa teoria è evidente: la coscienza
umana, così intesa non si esaurisce nell’interazione tra i neuroni del
nostro cervello, ma è un informazione quantistica in grado di esistere al di
fuori del corpo a tempo indeterminato. Si tratta di quella che per secoli le
religioni hanno definito “anima”.

Questa teoria scientifica si avvicina molto alla concezione religiosa
orientale dell’anima. Secondo il credo buddista e induista, l’anima è parte
integrante dell’Universo ed esiste al di fuori del tempo e dello spazio.
L’esperienza corporea (o anche terrena, materiale), non sarebbe altro che
una fase dell’evoluzione spirituale della coscienza umana.

Ma anche le religioni del libro, quali l’Ebraismo, il Cristianesimo e
l’Islam, insegnano l’immortalità dell’anima. Chissà che questa teoria non
possa aprire una nuova stagione di confronto positivo tra la ragione e la
fede, la religione e la scienza.

http://en.wikipedia.org/wiki/Orchestrated_objective_reduction

http://it.wikipedia.org/wiki/Stuart_Hameroff

http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Penrose

http://www.arizona.edu/

venerdì 18 ottobre 2013

RICHIESTA D'AIUTO NEL LINGUAGGIO DEI SEGNI - OLIO DI PALMA

http://InYourPalm.org - TAKE ACTION TODAY TO STAND WITH THE LAST WILD ORANGUTANS.

giovedì 17 ottobre 2013

CONCERTO CAMPANE TIBETANE PROMO ATTIVITA' APNU




Al centro Yoga APNU serata di presentazione delle varie attività ; tra queste concerti e corsi di campane tibetane condotti da Lokatiita naturopata insegnante di yoga.
Per info contattare lokatiita chiocciola gmail.com







VEDI QUI TUTTE LE ATTIVITA' DEL CENTRO YOGA APNU 
http://apnu.it/page-11_11-In-Italia.html
"Attività professionale disciplinata ai sensi della legge 14/1/2013, n.4 (G.U. n. 22 del 26/1/2013)

Un sito per conoscere meglio l'India http://www.inindia.it/index.htm
Associazione per il Neo Umanesimo http://www.apnu.it
Blog sullo Yoga per bambini  http://bimbinyoga.blogspot.com/
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Canale video Yoga e affini http://www.youtube.com/user/onlyyoga
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BABY YOGA AL CENTRO APNU CON SARA E PIETRO ( PROMO ATTIVITA')

Al centro Yoga APNU serata di presentazione delle varie attività ; tra queste un corso di Baby Yoga in 6 lezioni condotto da Sara Manferdini, naturopata e mamma di Pietro, 4 mesi. Per info contattare didiap chiocciola gmail.com


 


 
 
 
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martedì 16 luglio 2013

Addio a Bose, l’uomo che ha rivoluzionato l’esperienza musicale



Bose fondò l'azienda omonima che contribuì a rivoluzionare il modo di esperire la musica, grazie anche ai suoi studi di fisica e alla cattedra che il MIT gli mise a disposizione negli anni 50. di Francesco Raiola




13 luglio 2013 Addio all’uomo che ha in parte rivoluzionato l’esperienza musicale nel mondo. Venerdì sera, infatti è morto Amar G. Bose, l’ingegnere 83enne inventore della Bose Corporation che con le proprie idee ha permesso una sempre maggiore fruibilità della musica. Bose, di origini indiane, ha lavorato tantissimo sul modo di esperire la musica, non essendo contento di come la tecnologia permetteva questa esperienza negli anni 50, quando era uno studente del MIT, Massachusetts Institute of Technology.

 Fu per questo motivo che creò la propria azienda e sperimentò, inventando sistemi audio, auricolari che abolivano rumori di sottofondo etc. Una sperimentazione e uno studio che gli furono permessi anche grazie alla cattedra che il MIT gli offrì e che tenne fino al 2001.

 Fu proprio in quegli anni che Bose cominciò i suoi studi e i suoi programmi di ricerca sull’acustica. L’ingegnere, appassionato di musica classica, realizzò come l’80% del suono che arrivava alle orecchie rimbalzasse prima sulle pareti e sul soffitto, così decise di lavorare affinché il suono fosse il più pulito possibile e lo fece mettendo in pratica le sue conoscenze di fisica. Fu così che invento un nuovo altoparlante stereo basato sulla psicoacustica, ovvero lo studio della percezione del suono cercando di avvicinare il suono percepito a quello delle grandi sale da concerto.

Nel 1968 invento il “Bose 901 Direct/Reflecting speaker system” che il New York Times dice essere stato per 25 anni il sistema audio più venduto; perfino alcune tra le più importanti case automobilistiche, come Mercedes e Porsche, decisero di affidarsi agli impianti Bose. Pur se non proprio economici, i materiali Bose (che non si occupava solo di musica) sono sempre stati considerati tra i migliori e all’avanguardia, ma non erano i beni materiali che interessavano a Bose.

Nel 2011, il professore del MIT, decise di ringraziare l’Università che gli aveva dato l’opportunità di diventare ciò che era regalandole un pacchetto azionario della propria azienda. Pacchetto di cui non si conosce l’entità ma che era di maggioranza. Le uniche condizioni poste furono che non avrebbero potute essere vendute, che l’azienda non potesse incidere sul destino dell’azienda e che i dividendi servissero per l’educazione e la ricerca.

 In una vecchia intervista disse: “I consiglieri d’amministrazione che si pagano i dividendi traggono godimento dai soldi, ma a me non interessa. Non perché sia una persona buona, ma semplicemente perché sto facendo quello che più mi piace. Non mi interessa avere una seconda casa, ho un’auto e mi basta. Queste cose non mi danno piacere, pensare a grandi piccole idee mi dà veramente piacere” Partito con un negozio di riparazioni audio, Bose è riuscito, così, a diventare uno dei personaggi più importanti per la musica mondiale. da music.fanpage.it


 


I DIVERSI EFFETTI SULLA MENTE DA PARTE DELLA MUSICA

5/07/2013

Un team di scienziati a svelato il perché ci piace ascoltare musica triste,
la quale, nonostante l’apparenza, pare possa invece suscitare ed evocare
emozioni positive, romantiche e struggenti

La musica, tutta, ha sempre avuto un ascendente e un fascino particolare
sull’essere umano.
Da sempre, infatti, questa accompagna il cammino dell’uomo. Ogni epoca,
tuttavia, ha il suo tipo di musica, così come ogni popolo.
Un tipo di musica che invece pare susciti un appeal particolare su tutti – o
quasi – è la musica “triste”, malinconica. Secondo un nuovo studio della
Tokio University, infatti, non solo questo genere di musica è piuttosto
amato, ma pare che lo sia perché a differenza di quanto potrebbe sembrare,
la musica triste può in realtà evocare emozioni positive.

Il professor Ai Kawakami e colleghi della Tokyo University of the Arts, in
collaborazione con il RIKEN Brain Science Institute, hanno reclutato 44
volontari ambosessi affinché ascoltassero due brani di musica triste e uno
di musica felice. Tra i partecipanti vi erano sia dei musicisti che persone
normali.
Durante i test, a ogni partecipante è stato chiesto di utilizzare un insieme
di parole chiave per descrivere e votare la loro percezione della musica e
il proprio stato emotivo.

Tra i brani musicali di musica classica scelti dai ricercatori per lo studio
vi erano il notturno “La Separazione” in Fa minore di Glinka e l’Etude Op.
14 “Sur mer” il Sol minore di Felix Blumenfeld Blumenfeld.
Per quanto riguardava la musica “felice”, il brano scelto è stato il
Concerto in Sol maggiore – Allegro, di Granados.

Al fine di valutare meglio l’impatto della musica sui volontari, i brani
musicali sono stati fatti suonare anche in chiave minore o maggiore e
viceversa – sia quelli tristi che quelli felici.
I risultati finali dello studio sono stati pubblicati sulla rivista
scientifica Frontiers in Psychology, e mostrano che la musica triste è
capace di evocare emozioni contradditorie poiché in alcuni casi i
partecipanti, quando dovevano poi descrivere le proprie emozioni tendevano a
definirla più tragica e meno romantica di quanto non fosse o di quanto
appariva loro durante l’ascolto.

Il linea generale, i ricercatori hanno scoperto che la musica triste può
indurre tristezza – la quale è giudicata un’emozione spiacevole. Per cui, se
ascoltare questo tipo di musica evoca soltanto questo tipo di emozione, è
bene evitarne l’ascolto. Tuttavia, questo stesso genere di musica è capace
di suscitare emozioni romantiche, e non spiacevoli – per cui ha un effetto
positivo, di rilassamento. Infine, questo sentimento ambivalente provato dai
partecipanti era lo stesso, indipendentemente dalla loro formazione
musicale.
Spesso dunque ci piace ascoltare musica triste perché questo stimola in noi
pensieri e sentimenti romantici, struggenti.

La musica ha comunque un effetto che può essere diverso da persona a
persona, e se è musica vera e “positiva” (che non ha nulla a che vedere con
la definizione di “triste” o “allegra”) può promuovere i buoni sentimenti.
La musiche dissonanti, come per esempio l’hard rock, l’heavy metal e certa
musica da discoteca – ammesso che si possano chiamare musica – possono
invece suscitare emozioni negative che poi si ripercuotono sull’intero
corpus psico-fisico.
Se proprio vogliamo, allora circondiamoci di suoni armonici – anche se
apparentemente tristi – che hanno un effetto benefico su di noi e l’ambiente
che ci circonda.

da lastampa.it

---

CANTA CHE TI PASSA !!!!

Music structure determines heart rate variability of singers



martedì 9 luglio 2013

TROVATA MOLECOLA ANTITUMORALE - UNIVERSITA' URBINO

http://www.polisemantica.blogspot.it/...
Leggiamo sul sito della Università di Urbino della clamorosa scoperta di due brillanti ricercatori italiani, dott. Mirco Fanelli di estrazione prettamente biomedica e prof. Vieri Fusi, prettamente chimica.

I due studiosi hanno scoperto che il maltolo, molecola innocua, utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti, se opportunamente modificata può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche.

Il maltolo ha un meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, che è alla base per un potenziale sviluppo di molecole che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali.

I due studiosi sperano quindi poter sviluppare nuove armi con cui aggredire il cancro con le quali poter migliorare le attuali cure soprattutto per quei tipi di tumore ad oggi sprovvisti di terapia o derivanti da una recidiva.

Ecco una nuova speranza per quanti soffrono del terribile male o hanno i propri cari malati, che non implica una immediata guarigione ma partendo dalla presupposizione che occorreranno ancora studi e sperimentazioni, offre comunque un sollievo.

Ricercatori e specialisti come Fanelli e Fusi sono il simbolo della nostra Italia, in cui, nel silenzio, migliaia di persone lavorano per il bene dell'umanità.

Si sa, metaforicamente parlando, fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.

Noi facciamo il tifo per la silenziosa foresta di belle menti italiane.

http://post.uniurb.it/?p=112


domenica 23 giugno 2013

COME E' STATA CREATA L'OPERA "RAMAYANA" - AMORE UMANO E DIVINO





Nell'India antica viveva un uomo che era appassionatamente innamorato della sua bella moglie. Tutti i suoi pensieri erano costantemente rivolti a lei, non aveva alcun desiderio che di stare con lei ogni momento. Una notte cercò di entrare nella sua stanza per vederla ma trovò la porta inaspettatamente chiusa. Bussò ma non ottenne risposta. Pensando che stesse dormendo, corse fuori di casa e scalò il muro sotto la sua finestra aggrappandosi ad una vite rampicante. Mosso dal desiderio di stare con lei irruppe attraverso la finestra. Ella si stupì e gli gridò: "Come hai fatto ad entrare qui? Il muro è così alto!" "Mi sono arrampicato sulla vite" rispose. "Quale vite? - disse lei -. Non vi è alcuna vite attorno alla casa."
Guardò fuori dalla finestra e vide che la vite scalata era un enorme serpente che strisciava lungo il lato della casa. Lei guardò il marito con meraviglia e disse: "Se tu avessi desiderato Dio tanto quanto desideri me a quest'ora avresti sicuramente realizzato la verità."


Tali parole improvvisamente svegliarono nella sua mente qualcosa di profondo. Egli la guardò e da quel momento si instillò nel suo cuore il desiderio per atmajinana, la conoscenza del sé. Iniziò così a praticare sadhana (meditazione)  diligentemente diventando uno dei più grandi spiritualisti e poeti dell'India medievale – il santo Tulasi Dasa – che in seguito scrisse in hindi il grande poema epico Ramayana, oggi cantato in ogni casa dell'India. 


Tratto da "Ananda Sutram" 


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lunedì 27 maggio 2013

La carne è cancerogena.



"La carne è cancerogena... ed è anche causa di quasi tutte le malattie
degenerative, eliminatela o limitatene il consumo."

24 Marzo 2013

Molti mi chiedono il motivo per cui le popolazioni non sono informate su
questo, perchè i medici non ne parlino e perchè l'opinione comune è di
tutt'altra realtà.

La base è che viene fatta un informazione errata, dalle università alle
riviste medico scientifiche.
I professori nelle università insegnano cose errate sull'argomento
alimentazione, gli studenti a loro volta insegneranno non in maniera
corretta i loro futuri alunni o pazienti e così via.

Le riviste medico scientifiche piu accreditate sono sul libro paga delle
multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di
pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali.

Molti medici e ricercatori, sulla base anche di numerose ricerche, per la
maggior parte "insabbiate", sono coscienti degli effetti dannosi del consumo
di carne, ma hanno le mani legate.

Io,che sono uno scienziato di fama internazionale, posso prendermi il lusso
di fare queste affermazioni, se lo facessero loro, probabilmente non
lavorerebbero piu.

L'industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari
passo, l'una ha bisogno dell'altra e queste due entità insieme, generano
introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del
globo messe insieme...potete quindi ben capire che gli interessi economici
sono alla base di questa disinformazione.

Se tenete conto che ogni malato di cancro negli stati uniti fa guadagnare
circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa
disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi tentare di
curarvi"

tratto dal libro "Verso la scelta vegetariana - il tumore si previene anche
a tavola" di Umberto Veronesi



domenica 5 maggio 2013

Europa ha appena messo al bando i pesticidi ammazza-api!!

Ce l'abbiamo fatta: l'Europa ha appena messo al bando i pesticidi ammazza-api!!


Mega-aziende come Bayer si sono scagliate con tutte le loro forze contro questa decisione, ma una grande mobilitazione, la scienza e delle istituzioni che si sono finalmente aperte ci hanno permesso di vincere!!

Le api di Avaaz
Api "muoiono" alla sede centrale di Bayer, Colonia
Vanessa Amaral-Rogers dell'organizzazione per la conservazione delle specie Buglife, ha detto:

���E' stato un voto dal risultato incerto fino all'ultimo ma, grazie a un'enorme mobilitazione dei membri di Avaaz, degli apicoltori e di molti altri, abbiamo vinto! Non ho alcun dubbio sul fatto che i fiumi di chiamate e email ai ministri, le iniziative a Londra, Bruxelles e Colonia, e la gigantesca petizione firmata da 2,6 milioni di persone hanno reso possibile questo risultato. Grazie ad Avaaz e a tutti quelli che hanno lavorato cos�� duramente per salvare le api!���
Le api sono fondamentali per la produzione di circa due terzi di tutto il nostro cibo: per questo non appena gli scienziati hanno cominciato a notare che silenziosamente stavano morendo a un tasso terrificante e senza precedenti, Avaaz �� entrata in azione, e abbiamo continuato a spingere finch�� abbiamo vinto. La vittoria di questa settimana �� il risultato di due anni in cui abbiamo sommerso i ministri di messaggi, organizzato manifestazioni per attirare l'interesse dei media assieme agli apicoltori, finanziato sondaggi e molto, molto altro. Ecco come ci siamo riusciti, tutti assieme:
  • Spingendo la Francia a resistere. Nel gennaio del 2011, un milione di persone hanno firmato la nostra richiesta alla Francia di mantenere il bando sui mortali pesticidi neonicotinoidi. I membri di Avaaz e gli apicoltori hanno incontrato il ministro francese dell'agricotura e hanno riempito l'etere facendo pressione su di lui affinch�� si opponesse all'aggressivo lobbying dell'industria e mantenesse il bando, mandando un forte segnale agli altri paesi europei.���

    Bernie a Bruxelles
    Bernie, l'enorme ape gonfiabile, aiuta a consegnare la nostra petizione di 2,6 milioni a Bruxelles
  • Affrontando l'industria a testa alta. Bayer si �� trovata di fronte ad Avaaz e ai suoi alleati che hanno portato la protesta alle sue ultime tre assemblee annuali. I manager e gli investitori del gigante dei pesticidi sono stati accolti da apicoltori, ronzii assordanti ed enormi striscioni con oltre 1 milione di persone che chiedevano loro di sospendere l'uso dei neonicotinoidi finch�� gli scienziati non avessero verificato il loro effetto sulle api. Avaaz ha perfino tenuto una presentazione all'interno di uno dei loro incontri, ma la Bayer ha detto 'no'.
  • Farcendo in modo che la scienza conti. A gennaio l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha rilevato che tre pesticidi mettono a rischio in modo inaccettabile le api, cos�� siamo entrati in azione per assicurare che i politici europei rispondessero ai loro esperti scientifici. La nostra petizione �� cresciuta velocemente fino a raggiungere 2 milioni di firme. Dopo molte discussioni con i funzionari dell'UE, Avaaz ha consegnato la richiesta proprio nella sede dell'UE a Bruxelles. Quello stesso stesso giorno la Commissione ha proposto una messa al bando per due anni!
    La marcia degli apicoltori
    Gli apicoltori ci aiutano a consegnare la nostra enorme petizione a Downing Street
  • Cogliendo l'opportunit��. La battaglia per salvare le api ha cominciato a diventare incandescente tra febbraio e marzo. In tutta l'UE i membri di Avaaz sono entrati in azione mentre tutti i 27 stati dell'UE stavano per decidere se approvare o bocciare la proposta. Non appena i giganti dell'agricoltura Regno Unito e Germania hanno dichiarato che non avrebbero votato s��, Avaaz ha pubblicato sondaggi che mostravano l'esistenza di un'enorme maggioranza di inglesi e tedeschi a favore della messa al bando. I membri di Avaaz hanno mandato quasi mezzo milione di email ai ministri UE dell'Agricoltura. Evidentemente preoccupato di avere a che fare con i cittadini invece che con i soliti lobbyisti dell'industria, il ministro britannico Owen Paterson si �� lamentato di un ���cyber-attacco���, che i giornalisti hanno trasformato in una storia in nostro favore! E poi arriva Bernie: la nostra ape di 6 metri a Bruxelles. Un modo davvero impressionante per consegnare la nostra peti zione mentre i negoziati entravano nelle fasi finali. I giornalisti si affollano attorno a Bernie, e ci dicono che abbiamo contribuito a spingere il ministro spagnolo a valutare i risultati scientifici in modo pi�� approfondito e a fargli cambiare posizione. Ma non abbiamo ottenuto la maggiornaza di cui avevamo bisogno per far approvare la messa al bando.
    Bernie su The Independent
    L'ape Bernie ritratta sul giornale inglese The Independent
  • Il via libera definitivo. Ad aprile la proposta per salvare le api viene mandata a una commissione d'appello, dandoci la speranza di poter far cambiare posizione ad altri paesi. Nella tirata finale, Avaaz si unisce a gruppi tra cui la Fondazione per la Giustizia Ambientale, gli Amici della Terra e la Rete d'Azione sui Pesticidi, oltre ad apicoltri e famosi stilisti di moda amanti delle api, per organizzare un'azione fuori dal Parlamento Inglese. In Germania, gli apicoltori lanciano loro stessi una petizione rivolta al governo, firmata da oltre 150mila tedeschi in soli due giorni che viene consegnata a Colonia poco dopo. Ancora altre chiamate piovono sui ministri in diverse capitali quando Avaaz deve rispondere a un emendamento abrogativo dell'Ungheria, e schiera l'ape Bernie di nuovo a Bruxelles. Le aziende di pesticidi comprano spazi pubblicitari nell'aereoporto per catturare l'attenzione dei burocrati in arrivo, e comprano spazi radio suggerendo altre misure come piantare fiori di campo. Ma la loro macchina da propaganda viene ignorata e per prima la Bulgaria e poi, il premio pi�� grande, la Germania cambiano posizione e questa settimana abbiamo vinto, con oltre la met�� dei paesi UE che votano a favore della messa al bando!

E' stato un lungo viaggio raggiungere questa obiettivo, e non sarebbe stato possibile senza scienziati, specialisti della materia, membri delle istituzioni a noi vicini, apicoltori e i nostri alleati nelle campagne. Possiamo essere fieri di quello che abbiamo contribuito a raggiungere assieme.

Un importante attivista a difesa delle api, Paul de Zylva, a capo dell'Unit�� Pesticidi e Impollinatori degli Amici della Terra ha detto:
"Grazie ai milioni di membri di Avaaz che si sono mobilitati online e per le strade. Senza dubbio l'enorme petizione di Avaaz e le sue campagne creative hanno contribuito a far fare il salto di qualit��, sostenendo il nostro lavoro e quello di altre ONG"

E' il momento di festeggiare questa boccata d'aria per una delle creature pi�� preziose e importanti per la terra. Ma la messa al bando da parte dell'UE durer�� solo per 2 anni e dovr�� essere riconfermata. E in tutto il mondo le api continuano a morire per i pesticidi che le indeboliscono e le mandano in confusione e per la perdita di habitat mentre noi ariamo e costruiamo ovunque nelle campagne. In Europa e in tutto il mondo c'�� molto lavoro da fare per permettere alla scienza di valore di guidare le nostre politiche sui temi dell'agricoltura e dell'ambiente. E noi siamo la comunit�� giusta per questo compito. :)

Con speranza e felicit��,

Ricken, Iain, Joseph, Emily, Alex, Michelle, Aldine, Julien, Anne, Christoph e il resto del team di Avaaz

PS: Continuiamo a spingere: fai una donazione per permetterci di lanciare campagne in tempi rapidissimi e utilizzando le tattiche pi�� diverse sui temi che ci stanno a cuore: https://secure.avaaz.org/it/bees_victory/?bpNFYbb&v=24690

PPS: Molte campagne di Avaaz, come quella degli apicoltori tedesci di questo mese, sono lanciate da singoli o gruppi di membri. Clicca qui per vedere com'�� facile lanciare la tua petizione proprio ora: http://www.avaaz.org/it/petition/start_a_petition/?rba13

FONTI

La storia delle api, e il ruolo di Avaaz, �� stata menzionata in centinaia di articoli. Di seguito una piccola selezione:

Ok della Ue alla norma salva-api Stop di due anni ai pesticidi killer (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/economia/2013/04/29/news/ok_della_ue_alla_norma_salva-api_stop_di_due_anni_ai_pesticidi_killer-57721964/

L���UE annuncia piano per restringere l���uso di pesticidi (Washington Post)
http://www.washingtonpost.com/business/eu-says-it-will-push-through-better-bee-protections-after-members-disagree-over-pesticides/2013/04/29/eea31ecc-b0d4-11e2-9fb1-62de9581c946_story.html

Proteste animaliste per le api (Tgcom24)
http://www.tgcom24.mediaset.it/green/fotogallery/1018825/proteste-animaliste-per-le-api.shtml

L'UE mette al bando i pesticidi per la paura delle conseguenze sulle api (Reuters)
http://www.reuters.com/video/2013/04/29/eu-bans-pesticides-over-bee-fears?videoId=242537247&videoChannel=5

L'Europa vietera' i pesticidi-killer? (GreenMe)
http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/9949-api-pesticidi-killer

Ue/Neonicotinoidi, a 2 giorni dalla decisione: si sfilaccia il fronte pro chimica? (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani)
http://www.mieliditalia.it/index.php/api-agricoltura-ambiente/notizie-api-e-pesticidi/81306-ueneonicotinoidi-a-2-giorni-dalla-decisione-si-sfilaccia-il-fronte-pro-chimica

martedì 16 aprile 2013

ERCOLINI -RIFIUTI ZERO - NOBEL PER L'ECOLOGIA






Rossano Ercolini, insegnante elementare e fondatore del movimento Rifiuti zero, ha vinto il Goldman prize 2013. Il riconoscimento, definito “il Nobel dell’ecologia” assegnato a San Francisco il 15 aprile.
Ercolini ha cominciato a impegnarsi a favore dell’ambiente a metà degli anni settanta, quando si è opposto al piano per la costruzione di un inceneritore vicino alla scuola dove insegnava, a Lucca. È la prima volta che un italiano si aggiudica il premio Goldman. Il resoconto della Bbc.
In questi anni, la sua associazione Rifiuti Zero ha portato 117 comuni italiani a chiudere i propri inceneritori e a convertirsi al riciclaggio dei rifiuti. Nel 2011, Ercolini ha convinto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ad aderire al protocollo internazionale Rifiuti zero.
Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, racconta ad Altreconomia la sua idea di un ciclo virtuoso dei rifiuti, che parte dal momento in cui i beni vengono prodotti. L'intervista completa è sul numero di maggio di Ae

CUORE SANO - CUORE VEGETARIANO

Nuova scoperta sulla relazione tra consumo di carne e aterosclerosi.
[ Tratto da: http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=1367 ]



Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Cleveland Clinic's Heart and Vascular Institute ha sottoposto a indagini cardiologiche un gruppo di 2595 pazienti, suddivisi in tre gruppi (onnivori, latto-ovo-vegetariani e vegani), e ne ha valutato i livelli di carnitina, di TMAO (trimethylamine-N-oxide) e il rischio cardiovascolare.

Lo studio ha evidenziato come nei soggetti che presentano più elevati livelli di TMAO, livelli plasmatici più elevati di carnitina risultino associati con un maggior rischio di cardiopatia, infarto, ictus cerebrale e morte.

La carnitina è una sostanza che si trova nel muscolo e interviene nell'utilizzo dell'energia da parte del muscolo stesso. Oltre ad essere presente nelle carni (=muscolo animale) è ampiamente utilizzata dagli sportivi come integratore e viene persino aggiunta ad alcune bevande “energizzanti”.

La TMAO è un prodotto che deriva dalla trasformazione della carnitina stessa ad opera dei batteri intestinali, e che potrebbe favorire l'aterosclerosi, cioè la comparsa di ispessimento e indurimento delle arterie. I livelli di TMAO sono quindi determinati dal tipo di flora batterica intestinale.

La flora intestinale degli onnivori, che assumono le maggiori quantità di carnitina, produce anche più elevate quantità di TMAO, e questa combinazione potrebbe essere responsabile per loro un maggior rischio cardiovascolare. Per contro, la produzione di TMAO da parte della flora batterica intestinale dei vegetariani (latto-ovo e vegani) risulta essere molto più bassa.

La carnitina è infatti virtualmente assente nelle diete vegetariane (sia latto-ovo che vegane), e i vegetariani che non utilizzino fonti artificiali di carnitina di fatto non la assumono con la dieta, cosicché essa non arriva all'intestino producendo metaboliti dannosi. L'organismo umano è in grado di produrre da solo la carnitina che gli serve, nella quantità adeguata, a partire anche da fonti vegetali, quindi essa non è una sostanza essenziale nell'alimentazione. Questo studio ha mostrato che non solo non è necessaria, ma anzi, maggiori sono le quantità assunte, maggiore è il rischio cardiovascolare.

Ecco quindi che, oltre al legame ormai ben accertato tra grassi animali (cioè grassi saturi e colesterolo) e malattie cardiovascolari, emerge la possibilità che altri composti contenuti nelle carni, come la carnitina e i suoi prodotti di trasformazione, aumentino il rischio di malattie legate all'aterosclerosi in chi mangia carne. Questo può contribuire a spiegare i ben dimostrati benefici cardiovascolari delle diete che escludono la carne, cioè le diete vegetariane.

Fonte:
Koeth RA, Wang Z, Levison BS, et al. Intestinal microbiota metabolism of L-carnitine, a nutrient in red meat, promotes atherosclerosis. Nat Med. Published online April 7, 2013.
http://www.nature.com/nm/journal/vaop/ncurrent/full/nm.3145.html

domenica 17 marzo 2013

AUGIAS - FABBRO - PERSONALITA' ED ENNEAGRAMMA




L'enneagramma, la figura geometrica che in antichità fu strumento di conoscenza della psicologia umana, diffusa in Occidente da G. I. Gurdjieff e in seguito studiata da Oscar Ichazo e Claudio Naranjo, viene illustrato  con un approccio originale, attraverso lo studio del carattere di alcuni protagonisti di film, che diventano istanze esemplari degli enneatipi e dei loro sottotipi.



lunedì 11 marzo 2013

VOYAGER - ANTICHI CARRI VOLANTI IN INDIA ?

Il 24 Giugno 1947 il pilota civile americano Kenneth Arnold, sorvolando il monte Rainier, nello Stato di Washington, avvistò nove brillanti oggetti volanti non identificati di forma discoidale: iniziò allora ufficialmente l'"era dei dischi volanti". Per la verità, una serie di fatti portano a pensare che l'uomo, alzando lo sguardo verso il cielo, avesse avuto modo di vederlo solcato da bizzarri veicoli già da diversi millenni. Gli antichi documenti indiani in sanscrito, riferiscono di creature-divinità provenienti da altre parti dell'Universo su carri volanti conosciuti con il nome di "Vimana" Su un testo, il "Mahabharata", possiamo poi leggere: "Scorgemmo nel cielo una cosa che sembrava una nube luminosa, come delle fiamme di un fuoco ardente. Da questa massa emerse un enorme Vimana scuro che lanciò dei proiettili fiammeggianti. Si avvicinò al suolo a velocità incredibile, lanciando delle ruote di fuoco." Ed ancora, sempre in uno dei libri del "Mahabharata" (precisamente il "Vanaparvan"), nella parte in cui si riferisce della guerra tra Arjuna e gli "asura" (demoni), troviamo scritto: "Arjuna salì nei cieli per ottenere le armi divine dagli esseri celesti ed imparare ad usarle. Durante la sua permanenza, Indra, Signore dei Cieli, ordinò ad Arjuna di distruggere l'esercito degli asura (...) Indra, Signore dei Cieli, prestò ad Arjuna il proprio carro volante, pilotato dal suo abile assistente Malati. Il velivolo poteva anche viaggiare sott'acqua." In aggiunta, il "Varnaparvan" riferisce di un viaggio dello stesso Arjuna nei cieli con la sua macchina volante e della scoperta da parte di quest'ultimo di una città situata nello spazio e ruotante intorno al proprio asse denominata "Hiranyapura" (a questo proposito è di estremo interesse ricordare la presenza nel "Rig Veda" di più città volanti difese da falchi ed aquile di bronzo). Nel "Samaranga Sutradhara" si specificano addirittura alcuni dettagli tecnici degli aereomobili "Vimana": "Forte e durevole deve essere il corpo, come un grande uccello volante, di materiale leggero"

sabato 2 marzo 2013

I VEGETARIANI HANNO UN CERVELLO PIU' EMPATICO - RAI 1 1/3/2013







L'articolo s'intitola "I vegetariani sono più empatici degli onnivori" e si riferisce a uno studio neurologico, condotto dal Dottor Massimo Filippi al San Raffaele di Milano, in collaborazione con le Università di Ginevra e Maastricht. L'esperimento avrebbe dimostrato che i carnivori sono meno empatici rispetto ai vegetariani, perché alcune aree del cervello sono attivate in maniera differente. Sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale, venti onnivori, diciannove vegetariani e ventuno vegani, ai quali sono state mostrate immagini di esseri animali e umani sofferenti.
I ricercatori avrebbero rilevato che "rispetto a soggetti onnivori, i vegetariani e i vegani presentano una maggiore attivazione di aree del lobo frontale del cervello associate allo sviluppo e alla percezione di sentimenti empatici." Non solo. La ricerca avrebbe anche rivelato che "i vegetariani presentano una maggiore attivazione del cingolo anteriore (cioè, hanno una maggiore attenzione verso gli stimoli e un maggior controllo delle emozioni), mentre i vegani attivano maggiormente il giro frontale inferiore, (l'area cerebrale che inibisce le stimolazioni cognitive ed emotive ma anche la condivisione delle emozioni).


lunedì 28 gennaio 2013

IL KAMUT NON E' IL NOME DI UN GRANO MA UN 'INVENZIONE COMMERCIALE








24 gennaio 2013

Ha buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, ma
non è stato “risvegliato” da una tomba egizia e non è adatto ai celiaci.
Inoltre viene coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo
eccessivo, e una pesante impronta ecologica. Luci ed ombre del Kamut – o
meglio, del Khorasan: un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in
Italia

“Kamut” non è il nome di un grano, ma il marchio commerciale (come “Mulino
Bianco” o “McDonald’s”) che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha
posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla
QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo
grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

C’è chi chiama questa varietà il “grano del faraone” perché si racconta che
i suoi semi sono stati ritrovati intorno alla metà del secolo scorso in una
tomba egizia ed inviati nel Montana, dove dopo migliaia di anni sono stati
“risvegliati” e moltiplicati.

Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati
Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto
controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia
è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini
autorizzati. Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e
venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut
Enterprises of Europe.

Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha
fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento,
l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta
compatibilità per gli intolleranti al glutine. Parliamone.

Il Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan – lo chiamiamo col suo nome
tramandato, comune e “pubblico”, mentre Kamut è un nome di fantasia
registrato – è una specie (Triticum turgidum subsp. turanicum) appartenente
allo stesso gruppo genetico del frumento duro: presenta un culmo (fusto)
alto anche 180 cm; ha la cariosside (chicco) nuda e molto lunga, più di
quella di qualunque altro frumento; è originario della fascia compresa tra
l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione
dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo
orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravvissuto all’espansione
del frumento duro e tenero.

L’invenzione commerciale del ritrovamento

Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero
necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di
Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio
e Abruzzo: è la Saragolla, da non confondere con una omonima varietà
migliorata di frumento duro ottenuta da un incrocio e registrata nel 2004
dalla Società Produttori Sementi di Bologna. Inoltre non bisogna dimenticare
che la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni, per quanto
ideali siano le condizioni di conservazione. Tutto questo porta a
riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut solo
una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio
di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onor del vero, la stessa K.Int.
ha preso le distanze sulla leggenda che, per altro, ormai non ha più bisogno
di essere incoraggiata.

Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di
maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto
proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e
buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative
e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri
frumenti.

Glutine: non ne è né privo né povero

Bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto
per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né
privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione
pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore
a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.

____

Kamut: glutine secco 15,5%, glutine/proteine 94,5%

Frumento duro: glutine secco 12,5%, glutine/proteine 87,5%

Farro dicocco: glutine secco 14%, glutine/proteine 79%

Frumento tenero: glutine secco 13,4%, glutine/proteine 80,6%

Farro spelta: glutine secco 17,1%, glutine/proteine 93%

____

Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia
dattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento
che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una
pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più
facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e
intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia: ma questo è proprio
ciò che si può dire dei farri e delle “antiche” varietà di frumento duro e
tenero. Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e
come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si
può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in
esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del
salutismo.

Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta

Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut
(ma non sul Khorasan!):

il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale
che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di
chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e
tramandato;
il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta
di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziale parità di
valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi
di trasporto, ai diritti di uso ed ai costi di propaganda, ma dovuto anche
agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto
di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di
rassicurazione e sul bisogno di salute;
la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto
perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole
attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per
questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con
l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.


Note

Per i dati riferiti in questo articolo sono stati consultati i siti
dell’Associazione Italiana Celiachia (www.celiachia.it), dell’Istituto
Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (www.inran.it), della
Kamut International (www.kamut.com), dell’United States Department of
Agricolture (www.usda.gov), dell’Insitute Sciwentifique de Recherche
Agronomique , l’articolo di A. R. Piergiovanni, R. Simeone, A. Pasqualone,
“Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian
conditions” su Chemical Engineering Transactions, 2009, vol. 17: 891-896.
Alcuni dati sonostati indicati da Oriana Porfiri (comunicazione personale).

Fonte originale: aam Terra Nuova, marzo 2010, n°248, pagg.73-76 / Autore:
Massimo Angelini / Fonte: solleviamoci.wordpress.com

martedì 8 gennaio 2013

MEDITAZIONE TIBETANA PER PAZIENTI ONCOLOGICI - BOLOGNA




La meditazione tibetana entra in corsia: a Bologna la prima sperimentazione. L’Ausl del capoluogo emiliano è la prima azienda sanitaria al mondo ad avviare, da febbraio, l’utilizzo clinico della pratica orientale nella cura delle patologie oncologiche.
… Si chiama “pratica meditativa Tong Len”, partirà a febbraio e sarà condotta dall’equipe del dottor Gioacchino Pagliaro, direttore del reparto di Psicologia clinica dell’ospedale Bellaria. …
… saranno scelti 80 pazienti che, naturalmente, continueranno nel frattempo il normale processo di cure … Lo studio, che è a costo zero, durerà diversi mesi e, a distanza di tre e cinque anni, lo staff di medici analizzerà i pazienti per capire se ci sono stati cambiamenti …
- Da bologna.repubblica.it del 05-01-13,


Approfondimenti: meditazione Tong Len
La pratica di Bodhicitta del “prendere e dare”, o in tibetano Tong Len, costituisce il metodo più rapido e più potente per guarire noi stessi. Nella meditazione del “prendere e dare”, quando sviluppiamo una grande compassione prendiamo su di noi la sofferenza e le cause di sofferenza degli infiniti altri esseri viventi, e le utilizziamo per distruggere il nostro pensiero egocentrico ed egoista, che è la fonte di ogni nostro problema. Mettendo in pratica un grande amore colmo di gentilezza, doniamo quindi tutto ciò che ci appartiene agli altri esseri viventi: il nostro corpo, i nostri parenti e amici, i nostri stessi beni, la nostra energia positiva, e la nostra felicità. (…) utilizziamo il nostro stesso dolore per sviluppare la compassione per gli altri esseri viventi. Per mezzo di questa meditazione, sperimentiamo la nostra malattia e tutti i nostri altri problemi per il bene di tutti gli esseri viventi. Se pratichiamo questa meditazione con cura e intensità questo ci aiuterà a diminuire e anche a eliminare il nostro dolore, e non è cosa rara che la meditazione sia anche in grado di guarire la nostra malattia. Tuttavia il punto più importante della pratica del “prendere e dare” consiste nella sua capacità di purificare le cause della malattia, che si trovano nella nostra mente.
(Da “Guarigione Definitiva” di Lama Zopa Rinpoche Ed. Chiara Luce)

Al Bellaria si sperimenta la meditazione tibetana Il primo caso in Italia. La pratica meditativa Tong Len sarà testata su un gruppo di 80 pazienti del reparto di oncologia BOLOGNA -

 L'Ausl di Bologna ha deciso di consentire, prima azienda sanitaria a livello internazionale, la sperimentazione di una terapia tibetana ai suoi pazienti oncologici. Si chiama «Pratica meditativa Tong Len», partirà a febbraio e sarà condotta dall'equipe di Gioacchino Pagliaro, 58 anni, direttore del reparto di Psicologia clinica dell'ospedale Bellaria, che si occupa di meditazione da oltre vent'anni.
 LA SELEZIONE - Nei prossimi giorni saranno scelti 80 pazienti, che continueranno nel frattempo il normale processo di cure: 40 saranno sottoposti alla terapia, l'altra metà no, in modo da valutare le differenze. Pagliaro e i 15 professori sanitari - spiega l'edizione bolo0gnese di Repubblica - non conosceranno i nomi di chi farà il test: avranno solo una scheda con le iniziali del paziente, il tipo di patologia e determinati valori del sangue.
 LO STUDIO - Lo studio, a costo zero, durerà diversi mesi e, a distanza di tre e cinque anni, lo staff di medici analizzerà i pazienti per capire se ci sono stati cambiamenti, se sono variati alcuni valori del sangue come il livello dei globuli bianchi oppure se ci sono miglioramenti negli stati d'ansia e di tensione. Una misurazione, questa, che avverrà prima, dopo e durante il test. Il «Tong Len» («Prendere e dare») è un'antica pratica buddista che prevede, come attività centrale, la meditazione. Il comitato etico dell'Ausl ha approvato la sperimentazione e il direttore sanitario Massimo Annichiarico ha firmato la delibera che autorizza il progetto. Ad oggi non c'è letteratura scientifica che possa dimostrare il reale beneficio della terapia. Redazione online corriere.it
 05 gennaio 2013

venerdì 4 gennaio 2013

L'INCENERITO-ORRORE VERRA' ACCESO IN MARZO ! CERCASI MIRACOLO...

Mercoledì 9 gennaio 2013 Consiglio Comunale di Parma sull’inceneritore Conoscere cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro Piazza Garibaldi – Portici del Grano ore 15 Una partecipazione corale della città a questo momento fondamentale per il nostro futuro Relazioni di Patrizia Gentilini – Oncologa – Isde (Medici per l’Ambiente) Enzo Favoino – Scuola Agraria di Monza – Esperto di Raccolta Differenziata Il termovalorizzatore di Ugozzolo verrà accesso a fine marzo. I primi rifiuti verranno bruciati subito, già i primi di aprile. Alla notizia, apparsa oggi sulla Gazzetta di Parma, ribatte subito il comitato Gestione corretta rifiuti, che ha convocato una conferenza stampa per invitare la cittadinanza al Consiglio comunale monotematico sull'impianto, mercoledì 9 gennaio, e "mettere in guardia" ancora una volta i parmigiani dai rischi. Il presidente Aldo Caffagnini ha annunciato che l'associazione presenterà un nuovo esposto in merito all'impianto in Procura. Non rivela, tuttavia, la natura del documento. "All'Iren sono nervosi per le nostre indagini - commenta - puntano a finire l'impianto il prima possibile, per non far scadere le autorizzazioni. Non è un caso che la notizia sia stata data in questi giorni dopo le nostre mosse", dice ricordando i costi "lievitanti" della commissione di collaudo, dalla quale il Comune è stato escluso : ieri il comitato aveva parlato di oltre 55mila euro di spesa, oggi dichiara che la cifra arriva a 82.400 euro suddivisi tra i tre componenti, due nominati dalla Provincia e uno nominato da Iren. "In nome della trasparenza abbiamo chiesto i curricula di queste persone - ribadisce Caffagnini - per verificare che non ci sia nessun conflitto di interessi, ma non li abbiamo ancora ricevuti". IL CONSIGLIO - Intanto si attende la seduta di mercoledì ed è proprio Gestione corretta rifiuti che durante la conferenza stampa spiega chi presenterà la propria relazione in aula. In primis Paolo Rabitti, il consulente tecnico assoldato dal Comune per occuparsi del caso inceneritore , che parlerà dei presunti lati oscuri nelle procedure relative all'impianto. Ma interverranno anche tre esperti italiani in materia: Patrizia Gentilini, oncologa di Forlì e medico per l'ambiente, Marco Caldiroli, chimico ed esperto di emissioni, Enzo Favoino, presentato come il massimo conoscitore di differenziata e compostaggio a livello europeo. Oltre a illustrare dati, gli ospiti punteranno l'attenzione sull'alternativa della gestione a freddo dei rifiuti, che permette di ridurre il materiale ancora prima della raccolta e dello smaltimento, "con risultati decisamente migliori dell'incenerimento", puntualizza sempre Caffagnini. In sala - annuncia l'associazione - ci saranno anche il direttore generale di Iren Andrea Viero e il vicepresidente Luigi Villani. Probabile la presenza di Vito Belladonna, direttore Atersir. In forse l'assessore regionale all'Ambiente Freda, mentre quello provinciale Castellani ha già detto che non parteciperà. L'appuntamento è alle 15 sotto i portici del Grano. "Tutti i cittadini devono partecipare - esorta il presidente del Gcr - per capire fino in fondo la pericolosità dell'impianto, i rischi per la salute che comporterà. Mercoledì tutti sapranno veramente, numeri alla mano, cosa vuol dire avere un inceneritore di quel tipo sul nostro territorio". (04 gennaio 20