lunedì 30 luglio 2012

LA FAO SI ALLEA CON L'INDUSTRIA ZOOTECNICA

Gli allevatori e la FAO cercano di far credere che gli allevamenti non siano poi così dannosi per l'ambiente.




E' stato annunciato questo mese, luglio 2012, l'ultimo progetto della FAO per sostenere il consumo di carne: la creazione di una partnership con gli allevatori, chiamata "Livestock Partnership", per "migliorare le prestazioni ambientali del settore zootecnico", e fare da "guida" nelle valutazioni di impatto ambientale e loro conseguenti applicazioni.
http://www.fao.org/news/story/en/item/150555/icode/

Dietro queste parole si nasconde in realtà il tentativo di difendere gli interessi economici dell'industria zootecnica. Infatti, essendo ormai noti a tutti i dati scientifici che individuano nel settore dell'allevamento uno dei maggiori (se non IL maggiore) responsabili dell'impatto ambientale in generale e dell'emissione di gas serra in particolare, la FAO intende difendere la zootecnia fornendo ai consumatori e alle istituzioni dei dati NON determinati da esperti di impatto ambientale super-partes, ma dalla Livestock Partenership, formata sostanzialmente da industrie zootecniche e da organismi che le rappresentano o sono ad esse vicine.

Tra i membri fondatori di questa partenership troviamo infatti: il Segretariato Internazionale della Carne, la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari, la Commissione Internazionale sulla Uova, il Consiglio Internazionale sul Pollame, i governi di Francia, Irlanda, Paesi Bassi e Nuova Zelanda (quattro tra i maggiori produttori di carne) e, in un maldestro tentativo di far vedere che anche la parte "ambientalista" è rappresentata, troviamo anche il WWF, associazione che non ha mai preso il minimo impegno per far diminuire i consumi di carne, unico vero modo per ridurre l'impatto della produzione di cibo animale. Anzi, il vicepresidente del WWF, Jason Clay presiede la "tavola rotonda per il manzo sostenibile", una contraddizione in termini.

Riportiamo a commento di questa notizia un articolo di Robert Goodland, per anni consulente della Banca Mondiale, che spiega come l'unica vera possibilità di far diminuire l'impatto ambientale degli allevamenti sia quella di diminuire il più possibile gli allevamenti stessi, e come l'unica speranza per contrastare in tempi brevi il riscaldamento globale sia di spostare la nostra alimentazione verso una dieta a base vegetale. E per far questo non servono i governi, non servono leggi, non servono infrastrutture, non serve aspettare anni: basta cambiare quello che mettiamo nel carrello della spesa, fin da subito.

*Riscaldamento globale e collusione tra l'industria zootenica e la FAO*
di Robert Goodland

Lo scorso anno è stato il più caldo mai registrato negli Stati Uniti, con temperature record in tutto il paese la settimana scorsa, che hanno provocato almeno 52 morti e causato problemi anche agli animali d'allevamento. In effetti, gli animali d'allevamento non solo subiscono danni dal riscaldamento globale, ma l'allevamento stesso causa circa il 18% dell'emissione globale di gas serra, secondo il reporti "La lunga ombra del bestiame", emesso nel 2006 dagli specialisti in zootecnia della FAO (i quali di solito promuovo gli allevamenti stessi).

Al contrario, gli specialisti in questioni ambientali impiegati da altre due agenzie delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale e l'International Finance Corporation, hanno sviluppato una valutazione, ampiamente citata, dalla quale appare che  almeno il 51% dei gas serra causati dalle attività umane è attribuibile al bestiame. Io sono uno di questi specialisti.

Ci si potrebbe aspettare che la FAO lavori oggettivamente per determinare se la cifra reale sia più vicina al 18% o al 51%. Al contrario, Frank Mitloehner, noto per la sua affermazione che il 18% sia una stima troppo alta da utilizzare negli Stati Uniti,  la scorsa settimana è stato nominato direttore di una nuova partnership tra l'industria della carne e la FAO, la Livestock Partnership.

I nuovi partner della FAO includono il Segretariato Internazionale della Carne e la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari. Il loro obiettivo dichiarato è quello di "valutare le prestazioni ambientali del settore zootecnico" e "migliorare tali prestazioni", partendo con un programma triennale per stabilire "metodi e linee guida".

Eppure, secondo il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (IPCC) e l' Agenzia Internazionale per l'Energia, entro cinque anni il livello di gas serra potrebbe aumentare a livelli catastrofici e irreversibili se non si fa nulla per cambiare le cose.

La nuova partnership assume che la produzione di carne nel mondo diventerà "più del doppio" dal 1999 al 2050. Ma l'International Food Policy Research Institute ha illustrato uno scenario in cui la produzione di carne diminuirà almeno fino al 2030. Alcune autorità sul tema dei cambiamenti climatici come Lord Nicholas Stern, autore dello Stern Review sull'economia del cambiamento climatico, e Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, hanno raccomandato l'alimentazione vegetariane per invertire il corso dei cambiamenti climatici.

La nuova partnership della FAO non è proprio una sorpresa, dato che i suoi specialisti in zootecnia si sono impegnati in vari modi per invertire la percezione comune che il report "La lunga ombra del bestiame" consigliasse di diminuire il consumo di carne.  Ad esempio, il suo autore principale e co-autore, ha scritto in seguito altri articoli per invitare a un aumento degli allevamenti intensivi, non a una diminuzione, e ha indicato che non si devono porre limiti al consumo si carne.

Eppure, "La lunga ombra del bestiame" può non essere approvato in modo uniforme da tutta la FAO, dato che la FAO ha invitato Jeff Anhang e me a presentare la nostra analisi prima al loro quartier generale a Roma e poi a Berlino.

Lo scopo fondamentale della FAO è di "promuovere il benessere comune" in un "forum neutrale". Tuttavia, la nuova partnership della FAO include solo quattro paesi ricchi e nessun paese povero. L'ex direttore generale della International Livestock Research Institute (ILRI), che promuove normalmente la zootecnia, ha espresso preoccupazione per gli effetti degli allevamenti intensivi sulle popolazioni povere - dicendo che gli animali degli allevamenti intensivi vengono nutriti coi cereali "che invece potrebbero nutrire le persone".

L'allevamento industriale è stato criticato anche da un co-autore di "La lunga ombra del bestiame", Cornelius De Haan, quando ricopriva il ruolo di autore principale del report sul settore zootecnico della Banca Mondiale, nel 2001. Tale report fissava l'impatto negativo degli allevamenti a un livello inferiore rispetto al dossier "La lunga ombra del bestiame" - eppure la strategia della Banca Mondiale raccomanda che le istituzioni "evitino di finanziare sistemi dall'allevamento commerciali su larga scala basati sul consumo di cereali e la produzione industriale di latte, carne di maiale e pollame".

Al contrario, l'obiettivo dichiarato di Frank Mitloehner, presidente della nuova partnership della FAO, è quello di promuovere l'allevamento intensivo.

Una nuovo rapporto dell'ILRI conclude che "il bestiame è di nuovo nell'agenda globale" e che un aumento della produttività deve provenire da sistemi "intensificati".  Un vide rivela la pressione sui ricercatori per ottenere il sostegno alle conclsuioni predeterminate dall'ILRI; nel video, il nuovo direttore generale afferma: "Come possiamo aumentare l'importanza della zootecnia? [...] Nel passato, non siamo stati abbastanza attenti alla questione dei consumi nelle aree urbane. [...] Una buona parte delle critiche negative alla zootecnia riguardano il suo contributo all'emissione di gas serra e la sua impronta ecologica molto alta - quindi dobbiamo sviluppare risposte più forti a queste sfide".

Le evidenze mostrano che l'ILRI può temere l'accettazione pubblica della nostra valutazione, ampiamente citata, che dimostra che l'allevamento è responsabile di almeno il 51% delle emissioni di gas serra causate dall'uomo.  L'ILRI era così preoccupato dell'accetazione di questo valore del 51% da sollevare la questione nel suo meeting annuale del 2010 prima, durante e dopo il meeting: ne è risultato che la percentuale di partecipanti che accettava tale risultato è aumentata dall'1,5% prima del meeting al 7,5% dopo.

Il report "La lunga ombra del bestiame" ha sottovalutato di molto la quantità di terreno usata per l'allevamento e la produzione di mangimi, stimandola a un 30% del totale delle terre emerse, mentre l'IRLI porta questa stima al 45%. Altre mancanze del dossier FAO possono essere dovute al fatto che i suoi autori sono specialisti in zootenica - mentre le buone pratiche internazionali per la valutazione dell'impatto ambientale indicano che i progetti che implicano impatti ambientali significativi (com'è appunto il caso dell'allevamento e coltivazione di mangimi) devono essere valutati da specialisti sull'impatto ambientale.

Il fattore chiave che spiega la differenza tra i due valori, 18% e 51%, sta nel fatto che il secondo tiene conto di come la crescita esponenziale nella produzone zootecnica (che ad oggi conta oltre 60 miliardi di animali allevati ogni anno), accompagnata dalla deforestazione su larga scala e dagli incendi delle foreste, abbia causato una drammatica diminuzione della capacità fotosintetica della Terra, assieme a un aumento sempre maggiore della volatilizzazione del carbonio del suolo.

L'agricoltura è un'attività che per sua natura avviene all'aria aperta, e questo la espone a un maggior rischio alle emeissioni di gas serra dovute all'allevamento, più di qualsiasi altro settore dell'industria. Quindi i leader dell'industria alimentare hanno un forte incentivo commerciale a ridurre queste emissioni.

Mentre la FAO e l'ILRI sostengono che milioni di poveri non hanno altra alternativa all'allevamento di animali per la propria sussistenza, decine di milioni di animali allevati da queste persone sono morti negli ultimi anni a causa di disastri climatici. Continuare ad allevare altri animali li metterebbe a rischio di fare la stessa fine.

Invece, sostituire almeno un quarto dei prodotti animali consumati oggi con alternative migliori a base vegetale ridurebbe le emissioni e consentirebbe alle foreste di rinnovarsi su vaste aree, ed esse potrebbero assorbire gli eccessi di carbonio in atmosfera e ridurli a un livello di sicurezza. Questo può essere il solo modo pragmatico per fermare i cambiamenti climatici nel poco tempo che rimane, vale a dire nei prossimi cinque anni.

Per modificare le infrastrutture per la produzione di energia, passando ad energie rinnovabili, servirebbero almeno 20 anni e 18 mila miliardi di dollari.

Nutrirsi di prodotti vegetali anziché animali, invece, non richiede investimenti né tempo. I consumatori possono farlo già oggi.

Fonte:
Robert Goodland, Record heat spiked by collusion between the meat industry and FAO, 11 luglio 2012
http://www.chompingclimatechange.org/1/post/2012/07/record-heat-spiked-by-collusion-between-the-meat-industry-and-fao.html

Si ringraziano Jeff Anhang e Robert Goodland per la gentile concessione di tradurre e ripubblicare questo articolo.
 società scientifica nutrizione vegetariana - news
http://www.scienzavegetariana.it/

mercoledì 25 luglio 2012

FACILE RISOLVERE LA CRISI ...ESEMPI VIRTUOSI



Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate.

 Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Touchè. Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.

Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.

 Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali. Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale.

 Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate.

 Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.

 Risultato: ma guarda un po’ SURPRISE!! Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470). L’inflazione non è salita. La competitività re la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.

Hollande è un genio dell’economia?

mercoledì 4 luglio 2012

TROVATO BOSONE - PARTICELLA DI DIO - CERN 4/ 7/ 2012 - IN LACRIME IL FISICO HIGGS







L'annuncio al Cern di Ginevra, in lacrime il fisico che aveva previsto l'esistenza 48 anni fa 04 luglio, 13:27 GINEVRA - E' stata scoperta la "particella di Dio", ossia il bosone di Higgs grazie al quale ogni cosa ha una massa. L'esistenza della particella prevista 48 anni fa è stata annunciata oggi al Cern di Ginevra.
 I dati, accolti da un applauso fragoroso, sono stati presentati dagli esperimenti Cms, coordinato dall'americano Joseph Incandela, e Atlas, coordinato dall'Italiana Fabiola Gianotti. Entrambi indicano con un margine di errore vicino allo zero che il bosone di Higgs ha dimensioni comprese fra 125 e 126 miliardi di elettronvolt (GeV), ossia pesa fra 125 e 126 volte più di un protone, una delle particelle che costituiscono il nucleo di un atomo.

 "Nei nostri dati osserviamo chiaramente i segni di una nuova particella": dopo tanta prudenza, fughe di notizie e il video finito online per errore, i ricercatori parlano finalmente della particella che stanno inseguendo da decenni e che sono riusciti a catturare. Ricercatori di tutto il mondo erano in coda già dalle prime ore della mattinata, con un anticipo di tre ore, per assicurarsi un posto nel seminario affollatissimo. Prima dell'inizio dei lavori un enorme applauso ha accolto l'ingresso del fisico teorico Peter Higgs, che nel 1964 aveva previsto l'esistenza del bosone che dà la massa ad ogni cosa.
Higgs non è solo: con lui ci sono gli altri teorici che in modo indipendente avevano previsto l'esistenza della stessa particella: Francois Englert, Gerald Guralnik, C. R. Hagen, Tom Kibble. Manca all'appello solo Robert Brout, morto poco più di un anno fa Il seminario del Cern viene trasmesso in diretta in diversi centri di ricerca in tutto il mondo, primo fra tutti il convegno internazionale di fisica delle particelle in corso a Melbourne.

 In Italia il collegamento principale è con la sede centrale dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) a Roma. L'Infn riveste infatti un ruolo di primo piano nella partecipazione al Cern, con almeno 600 ricercatori, e nelle ricerche sul bosone di Higgs. "Le incredibili prestazioni di Lhc e di Atlas e gli enormi sforzi di un grandissimo numero di persone ci hanno portato a questo risultato entusiasmante", ha detto Fabiola Gianotti, presentando i dati. Anche per Joseph Incandela i dati indicano che "c'é una nuova particella. Sappiamo che deve essere un bosone e che si tratta del bosone più pesante mai trovato".

Entrambi gli esperimenti sono stati condotti nel più grande acceleratore del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) ed il margine di errore raggiunto in entrambi gli esperimenti è pari a 5 deviazioni standard, vale a dire che la probabilità che ci sia un errore sono praticamente uguali a zero. Mentre l'italiana Fabiola Gianotti, responsabile dell'esperimento Atlas, finiva di presentare i dati, il 'papa'' della particella di Dio, il fisico Peter Higgs, non è riuscito a trattenere le lacrime. Piangeva . Un applauso interminabile ha travolto la sala quando i la presentazione era terminata e i dati erano ormai sotto gli occhi di tutti: grida, applausi, tantissima emozione nei visi di tutti: un entusiasmo incredibile al quale faceva eco quello dei fisici in collegamento da Melbourne.

 Poi il direttore generale del Cern, Rolf Heuer, ha invitato tutti a rivolgere gli applausi a Peter Higgs e gli altri quattro papà della particella presenti: Francois Englert, Gerald Guralnik, C. R. Hagen, Tom Kibble. Manca Robert Brout, morto poco più di un anno fa. "E' davvero incredibile - ha detto Higgs - che tutto questo sia successo mentre sono ancora in vita". Dopo una caccia lunga 48 anni, il bosone di Higgs non ha ancora finito di stupire. "E' come vedere da lontano un uomo che somiglia molto a un nostro amico, ma dobbiamo avvicinarci per capire se si tratta davvero di lui o di un gemello con qualcosa di diverso": così il direttore generale del Cern, Rolf Heuer, ha spiegato nella conferenza stampa il senso della scoperta del bosone di Higgs annunciata oggi a Ginevra.

 La particella osservata dagli esperimenti Cms e Atlas ha tutti i requisiti previsti dalla teoria di riferimento della fisica contemporanea, chiamata Modello Standard. Tuttavia presenta alcune anomalie, soprattutto nel modo in cui interagisce con le particelle di luce (fotoni) e con alcune famiglie di quark.
Questo strano comportamento "é l'indizio di qualcosa di anomalo", ha osservato Guido Tonelli, alla guida dell'esperimento Cms nel periodo in cui la 'caccia' al bosone di Higgs si organizzava. "Questa particella somiglia al bosone di Higgs, ma è fragilissima e sensibilissimà, ha detto ancora Tonelli.

Capire se è effettivamente anomalia " il prossimo passo della ricerca. Soltanto nei prossimi mesi, hanno detto i ricercatori, si potrà capire se il bosone di Higgs osservato è quello previsto dal Modello Standard o se è qualcosa di diverso. "Il Modello Standad non è completo", ha detto la responsabile dell'esperimento Atlas, Fabiola Gianotti. Il bosone di Higgs è l'ultimo tassello necessario per completarlo, ma non é affatto detto che lo sarà. La sensazione diffusa, e che rende palpabile l'entusiasmo dei ricercatori, è che si apre una nuova pagina della fisica, che va oltre le teorie attuali. "Ci stiamo muovendo - ha detto Heuer - verso una nuova parte della fisica delle particelle".

 "E' un momento storico - ha detto Heuer al termine del seminario - I dati presentati oggi sono una pietra miliare nella nostra comprensione della natura. Non abbiamo trovato soltanto l'ultima pietra miliare necessaria per completare il Modello Standard. Siamo all'inizio di un lungo viaggio alla scoperta delle proprietà interessanti di questa nuova particella", ha aggiunto.

 IL BOSONE DI HIGGS CONQUISTA TWITTER - Il bosone di Higgs, la cui scoperta è stata annunciata ufficialmente oggi dal Cern a Ginevra, conquista Twitter. Sono tre, al momento, le parole chiave riferite alla scoperta, presenti nella lista degli argomenti più dibattuti dai utenti del microblog a livello mondiale: 'Higgs'; 'Cern' e 'Comic Sans', il carattere usato dal Cern nelle 'slide' di presentazione. In particolare su quest'ultimo, si è scatenata l'ironia e il dibattito di Twitter, poiché il 'font' è usato nelle scuole medie e nei licei. "Perché - si chiede un utente - la più grande scoperta scientifica mondiale deve essere presentata con quell'insulso carattere?". "Ogni volta che qualcuno usa il Comic Sans, un grafico muore", scrive un altro. Nei trend italiani, ai temi dibattuti si aggiungono anche 'Particella di Dio', così come è stata anche definita la scoperta; 'Fabiola Gianotti', ricercatrice italiana che ha contribuito alla scoperta.


http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2012/07/04/Ginevra-annuncio-piu-atteso-fisica-particella-Dio-_7138545.html







Uno scienziato del Cern lo ha descritto così: "E' come un fiocco di neve". Si era parlato della sua esistenza 48 anni fa, ma non c'era la prova. Ora è arrivata. I dati comunicati dagli scienziati indicano, con un margine di errore vicino allo zero, che il bosone di Higgs ha dimensioni comprese fra 125 e 126 miliardi di elettronvolt (GeV), ossia pesa fra 125 e 126 volte più di un protone, una delle particelle che costituiscono il nucleo di un atomo.
Nel corso della conferenza stampa l’annuncio della  scoperta ha suscitato un caloroso applauso tra i partecipanti, tra cui, in prima fila, l’83enne Peter Higgs, uno dei fisici che per primo aveva teorizzato l’esistenza della particella che a lui è stata dedicata. Lo scienziato britannico, professandosi da sempre ateo, si è dispiaciuto per il soprannome dato alla sua scoperta, temendo che possa offende i credenti.

Perché è importante questa scoperta
L'esistenza della particella è determinante per spiegare le moderne teorie sull’universo. Ad averne rilevato l’esistenza sono stati i ricercatori che lavorano a due dei tre esperimenti che sono installati lungo i 27 chilometri di circonferenza del grandeacceleratore di particelle di Ginevra (guarda le foto), e cioè Atlas e Cms.
È una particella davvero speciale il bosone di Higgs perchè conferisce il dono della sostanza a tutte le cose. I fisici la chiamano massa ed è la proprietà fondamentale di tutto ciò che esiste. Se non avessimo massa, se non l’avessero gli atomi, cioè i protoni, i neutroni, gli elettroni di cui noi stessi siamo costituiti, saremmo solo particelle che schizzano nel vuoto alla velocità della luce. Insomma, al di là degli aspetti metafisici e religiosi, senza il "Bosone di Higgs" saremmo come dei videogiochi impazziti. Invece, dato che tutte le particelle elementari interagiscono con il bosone di Higgs, allora la materia assume la sua consistenza (la sua massa). Ma non è sempre stato così dal Big Bang. Nei primissimi istanti dell’universo tutto era troppo caldo perchè il bosone di Higgs potesse fare il suo lavoro. Poi l’Universo si è raffreddato, era trascorso un decimo di miliardesimo di secondo dal Big Bang, e ha avuto luogo una delle trasformazioni più drammatiche di tutta la sua storia: è comparso il bosone di Higgs, con il suo campo diffuso ovunque, e ha cambiato la simmetria del mondo. Sono nate le particelle con la loro massa.

La particella è come un fiocco di neve
"Immaginate un'infinita distesa di neve, un campo esteso lungo tutto lo spazio. Il campo di Higgs è come questo: questo è fatto di fiocchi di neve, allo stesso modo il campo di Higgs è composto di piccoli quanti. Noi li chiamiamo Bosoni di Higgs". Il fisico teorico del Cern John Ellis spiega cos'è e come funziona il Bosone di Higgs. E per far capire come funziona il meccanismo Ellis riprende il paragone del campo innevato: "Immaginate di attraversarla: uno sciatore passa sopra la neve, non interagisce con il campo, scorre via come una particella senza massa che viaggia alla velocità della luce. Se invece si cammina con gli scarponi si affonda nella neve, si viaggia meno velocemente, come una particella dotata di massa che interagisce con il campo.
Se invece si affonda nella neve si va molto piano, come una particella dotata di massa maggiore".

La ricercatrice italiana
Nella sala di Ginevra si applaude e ci si commuove. L'italianaFabiola Gianotti, la scienziata italiana che guida l'esperimento Atlas, è la responsabile dell'esperimento Atlas all'interno di Lhc che, con Joe Incandela, numero uno dell'esperimento Cms, ha di fatto annunciato al mondo la scoperta dell'elusivo bosone di Higgs. Una caccia che sta andando avanti da decenni. "Abbiamo osservato nei nostri dati chiari segnali di una nuova particella, al livello di 5 sigma, nella regione di massa intorno ai 126 GeV", dice Gianotti. E per 5 sigma i fisici intendono una percentuale di certezza pari al 99,999%. Anche lo champagne è pronto per festeggiare quella che per molti è la più grande scoperta scientifica degli ultimi 100 anni.

Gaffe al Cern
Per un guasto tecnico a poche ore dall’annuncio più atteso della fisica contemporanea, sul sito del Cern è stato pubblicato un video in cui uno dei responsabili dei due esperimenti, l’americano Joseph Incandela, presenta i risultati sul bosone di Higgs. Il video, girato alcuni giorni fa, era stato archiviato su una rete interna al Cern e con accesso ristretto. Qualcuno ha modificato il titolo senza sapere che questa operazione avrebbe reso il video accessibile. Il problema è stato risolto rapidamente, ma nel frattempo il video era stato scaricato da un quotidiano britannico, che lo aveva pubblicato sul suo sito.
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HIGGS AVEVA RAGION
 Eppure 48 anni fa, proprio qui al Cern, l'idea del fisico inglese fu accartocciata e gettata nel cestino. Le due pagine di equazioni che Higgs mandò a Ginevra per la pubblicazione sulla loro rivista Physics Letters nel luglio del '64 furono accolte con scetticismo. E l'allora 35enne timido fisico scozzese fu invitato a pubblicare altrove la sua ipotesi sull'esistenza di una particella capace di spiegare come mai tutti gli altri ingredienti fondamentali della materia hanno una massa. 


"Potrebbe provare con Il Nuovo Cimento" suggerì il direttore di Physics Letters, indicando una rivista italiana considerata di serie B. "Fui indignato da quella risposta" ha ricordato in seguito Higgs, il quale oggi è sempre molto in imbarazzo quando deve citare il suo bosone, finendo col chiamarlo "la particella cui hanno dato il mio nome". Timido e schivo, ma non privo di amor proprio, Peter Higgs mandò allora il suo studio alla rivista rivale: l'americana Physical Review Letters. Che ovviamente pubblicò subito l'idea. Il bosone di Higgs - almeno sulla carta - era finalmente 
nato. Ora si trattava di dimostrare la sua esistenza con un esperimento. E molti capelli bianchi sarebbero venuti al giovane fisico teorico prima che il Cern l'accogliesse, oggi finalmente, con la conferma che "la particella che porta il suo nome" esiste davvero (Lhc l'ha vista ormai, senza più ombra di dubbi) e con l'applauso più commovente che uno scienziato possa sognare. 


A tutte le domande che gli hanno rivolto colleghi e giornalisti, lui ha risposto con il numero minimo di parole possibili (riducibili in "complimenti agli scienziati che si sono impegnati in questa ricerca, ce l'avete fatta") e due occhi gonfi di emozione. Le dichiarazioni ufficiali le ha lasciate fare alla sua università a Edinburgo: "Il professor Peter Higgs ha chiesto alla sua famiglia di mettere in fresco una bottiglia di champagne". E lui, appena ha potuto, è scappato dagli sguardi del pubblico per tornarsene nella sua tranquilla Scozia. Apagargli la bottiglia di champagne, si commenta oggi al Cern, dovrebbe essere il collega Stephen Hawking, che qualche anno fa scommise pubblicamente sulla non esistenza del bosone di Higgs e oggi viene smentito dai dati raccolti da Lhc in soli 18 mesi di attività (l'acceleratore di particelle più potente del mondo è stato inaugurato nel 2008, dopo vent'anni di lavori, ma non lavora con continuità). 


Per una scoperta non troppo dissimile (le particelle elementari W e Z), il fisico italiano Carlo Rubbia ricevette il Nobel l'anno successivo all'annuncio (il premio è del 1984). Che la medaglia finisca in tempi brevi anche sul petto di Peter Higgs ormai è dato per scontato. Ma probabilmente l'onore sarà condiviso anche da alcuni dei suoi colleghi che in quel fecondo '64 diedero un contributo decisivo alla teoria del bosone in grado di generare la massa delle particelle elementari. Tre di loro, anche loro con i capelli bianchi, oggi erano al Cern seduti accanto a lui. Al suo fianco c'era anche Fabiola Gianotti, la fisica italiana, che ha seguito tutte le fasi della ricerca e che l'ha presentata questa mattina. 


Su quelle due paginette elaborate nel giro di tre settimane nell'estate del '64, nel corso di questi 50 anni Peter Higgs ha tenuto conferenze in tutto il mondo. Ha divorziato dalla moglie a causa del troppo lavoro e del troppo viaggiare. E ha anche attraversato enormi momenti di crisi, come capita a coloro che raggiungono subito una vetta troppo alta e poi non riescono a ripetersi. Fino ad ammettere lui stesso che le nuove generazioni di fisici avevano iniziato a correre troppo veloci per le sue forze. "Questa storia mi ha dato una reputazione così esagerata che ha quasi soffocato la mia successiva attività di ricerca" ha confessato recentemente Higgs in un'intervista su Asimmetrie, la rivista dell'Istituto nazionale di fisica nucleare. "Ci fu un periodo in cui non feci molto e quando tornai a essere più attivo ero davvero troppo vecchio per fare cose nuove. Così alla fine lasciai perdere. Era l'inizio degli anni '80".

IMPORTANZA DEL BOSONE IN MEDICINA   


video






Trovata la "particella di Dio"

mercoledì l'annuncio a Ginevra

Il Bosone di Higgs, che spiega come mai tutte le cose nell'universo abbiano
una massa, era stato teorizzato 48 anni fa dal fisico che gli aveva dato il
nome. Al Cern si susseguono le verifiche ma siamo ormai su un margine di
certeza tra il 99 e il 99,9%. La scoperta costringerebbe di nuovo gli
scienziati a rivedere i loro modelli, a porsi nuove domande e a esplorare
nuove strade per trovare le risposte

(02 luglio 2012)

di ELENA DUSI

IL FISICO teorico Peter Higgs l'aveva detto nel 1964: esiste una particella
sconosciuta che spiega come mai tutte le cose nell'universo abbiano una
massa. Mercoledì al Cern di Ginevra, 48 anni più tardi, verrà dato
l'annuncio: la particella che nel frattempo è diventata famosa come "bosone
di Higgs" è finita finalmente nella rete degli scienziati. L'Organizzazione
europea per la ricerca nucleare ha fissato la sala delle grande occasioni,
ha messo in fresco lo champagne che lo stesso Higgs aveva chiesto nel caso
in cui qualcuno avesse trovato la particella da lui teorizzata, e ha
diramato gli inviti delle grandi occasioni.

Nulla è ancora certo, tuttavia. I dati raccolti in 18 mesi di lavoro dal
grande acceleratore di particelle Large Hadron Collider (Lhc) vengono
furiosamente analizzati ancora in queste ultime ore. Esiste un margine di
dubbio sul grado di certezza della scoperta (si oscilla comunque tra il 99 e
il 99,9 per cento). E soprattutto ci si chiede se il bosone di Higgs
"catturato" a Ginevra sia esattamente come i fisici teorici si aspettavano,
o non nasconda - come sospettano in molti - caratteristiche nuove e
sorprendenti. Scoprire dei tratti inaspettati in quella che per la sua
importanza è stata soprannominata la "particella di Dio" costringerebbe di
nuovo gli scienziati a rivedere i loro modelli, a porsi nuove domande e a
esplorare nuove strade per trovare le risposte.

Nel frattempo Peter Higgs, 83 anni, ha preso un volo per Ginevra, dove gli
verrà dato un posto in prima fila al seminario di mercoledì. Accanto a lui
ci saranno altri tre fisici teorici che hanno contribuito alla teoria, e che
soffrono un po' l'eccesso di fama del loro collega dell'università di
Edinburgo. I rivali del Cern, gli americani del Fermilab, hanno annunciato
un'altra scoperta - ma su dati non nuovi - nel campo delle particelle che
sembra destinata a essere oscurata dal grande risultato di Lhc (il loro
acceleratore è stato chiuso per mancanza di fondi lo scorso settembre). In
molte università italiane e nella sede romana dell'Istituto nazionale di
fisica nucleare (Infn), l'ente che contribuisce per l'Italia alla ricerca
del Cern, sono previsti collegamenti video con Ginevra aperti al pubblico
alle 9 del mattino. Per Stephen Hawking, il celebre astrofisico britannico
che anni fa scommise sulla non esistenza del bosone di Higgs, potrebbe
arrivare forse il momento di pagare il suo pegno.

http://www.repubblica.it/scienze/2012/07/02/news/bosone_higgs-38397586/

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Bosone di Higgs, il Tevatron pubblica i suoi dati

I ricercatori dello statunitense Fermilab annunciano di aver quasi trovato
la sfuggente "particella di Dio" a poche ore dall'attesa conferenza stampa
sugli ultimi risultati ottenuti dal Large Hadron Collider (LHC) del CERN di
Ginevra, che comunque saranno necessari per proclamare un'eventuale scoperta

(red lescienze.it)

A poche ore dalla conferenza stampa indetta per l’annuncio degli ultimi
risultati degli esperimenti ATLAS e CMS condotti con il Large Hadron
Collider (LHC) del CERN alla ricerca del bosone di Higgs, gli scienziati che
hanno analizzato i dati degli esperimenti CDF e DZero condotti con il
Tevatron del Fermilab – l’altro grande acceleratore che negli anni scorsi è
andato a caccia del bosone di Higgs in concorrenza con l’LHC - hanno
annunciato i risultati di dieci anni di ricerche, riassunti in un pre-print
postato sul sito arXiv.

"Gli esperimenti con il Tevatron hanno raggiunto gli obiettivi che ci
eravamo prefissati", ha detto Rob Roser, uno dei relatori del Fermilab, per
l'esperimento CDF. "I nostri dati indicano fortemente l'esistenza del bosone
di Higgs.”

I risultati ottenuti, stando ai primi commenti che si possono raccogliere in
queste ore, sono di notevole spessore scientifico, restringendo
ulteriormente lo spazio in cui il bosone potrebbe trovarsi. I risultati del
Tevatron indicano che la particella di Higgs avrebbe una massa compresa tra
115 e 135 gigaelettronvolt, ovvero circa 130 volte la massa del protone. La
significatività statistica di questo valore è pari a 2,9 sigma, ovvero c'è
una probabilità su 550 che questo risultato sia dovuto a fluttuazioni
statistiche. Normalmente nella comunità scientifica si considera un certo
evento accertato, o scoperto, se il suo sigma è 5. Quindi, come ammettono
gli stessi responsabili delle collaborazioni, non possono essere considerati
definitivi: “Ma serviranno i risultati dagli esperimenti al Large Hadron
Collider, in Europa, per proclamare la scoperta", ha infatti concluso Roser.

Il bosone di Higgs rappresenta da molti anni il tassello mancante del
modello standard, secondo il quale la massa delle particelle elementari
deriva da un unico tipo di interazione con un campo quantistico che permea
tutto l'universo, il campo di Higgs, di cui il bosone sarebbe appunto il
vettore.

L'importanza della conferma sperimentale dell'esistenza del bosone di Higgs
- ipotizzata nel 1964 dal fisico scozzese Peter Higgs - è legata in parte
alla circostanza che è l'unica particella prevista dal modello standard che
non sia ancora stata osservata, ma ancora di più al fatto che dalla sua
esistenza dipende la coerenza del modello, tanto da essere stata addirittura
soprannominata, con una certa esagerazione, "la particella di Dio".

I risultati degli esperimenti ATLAS e CMS – che si spera possano dare una
parola definitiva in merito - verranno annunciati il 4 luglio al CERN di
Ginevra.

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Il 4 luglio i nuovi dati sul bosone di Higgs

Saranno presentati in un seminario al Cern

22 giugno 2012, 19:15

Ansa

Saranno presentati il 4 luglio al Cern di Ginevra i nuovi dati sulla
cosiddetta ''particella di Dio'', ossia sul bosone di Higgs grazie al quale
esiste la massa. Sono dati attesi in tutto il mondo, quelli degli
esperimenti Atlas e Cms, sui quali da giorni indiscrezioni si stanno
rincorrendo sui blog.

La data dell'annuncio, resa nota oggi dal Cern, e' contemporanea
all'apertura del congresso mondiale di fisica delle particelle (Ichep) in
programma in Australia, a Melbourne. Il Cern non parla di scoperta e si ha
la sensazione che, per quanto i risultati siano molto incoraggianti,
l'analisi non sia ancora completa. ''La raccolta dati in vista dell'Ichep si
e' conclusa lunedi' 18 giugno'', dice nella nota il direttore degli
acceleratori del Cern, Steve Myers. ''Sono ansioso di sapere che cosa
rivelano idati'', aggiunge.

Il piu' grande acceleratore del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc), ha
mantenuto le promesse, progettato com'era per produrre la massima quantita'
possibile dei dati prima della conferenza di Melboune. E' stata una vera e
propria corsa, al punto che i dati prodotti fra aprile e giugno 2012 sono
stati piu' numerosi di quelli prodotti nell'intero 2011.

Contemporaneamente, prosegue il Cern, gli esperimenti hanno affinato via via
le loro tecniche di analisi nel migliorare la loro efficienza nel rilevare
eventi simili a quelli generati dal bosone di Higgs. ''Abbiamo piu' del
doppio dei dati che avevamo l'anno scorso'', ha detto il direttore della
Ricerca del Cern, Sergio Bertolucci. Dati, ha aggiunto, che potrebbero
essere ''sufficienti per verificare se il trend che stavamo osservando alla
fine del 2011 e' in corso o meno. E' davvero un momento entusiasmante''. Per
il direttore generale del Cern, Rolf Heuer, riuscire a individuare una nuova
particella come bosone di Higgs ''e' come cercare di riconoscere un viso
familiare da lontano e c'e' bisogno di un esame piu' ravvicinato per capire
se si tratta proprio del nostro migliore amico o del suo gemello''.

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Tutti pazzi per il bosone di Higgs

La conferenza di Melbourne potrebbe confermare l’impronta della “particella
di Dio”

28 giugno 2012

L’hanno battezzata higgsteria, tanto spasmodica è l’attesa intorno ai nuovi
risultati sulla ricerca del bosone di Higgs che verranno presentati a
Melbourne, dal 4 all’11 luglio 2012, nel corso di Ichep (International
Conference on High Energy Physics) la principale conferenza mondiale che
riunisce biennalmente fisici da ogni parte del mondo, per confrontare le
ultime ricerche nel settore delle particelle elementari, i costituenti
ultimi della materia. Il bosone di Higgs è il “tassello mancante” nel
mosaico rappresentato dal cosiddetto Modello Standard, la più accreditata
teoria in grado di descrivere la materia di cui è fatto l’universo visibile
e le forze che lo governano. In questo quadro, Higgs è l’elemento che
spiegherebbe perché le particelle che compongono l’universo hanno proprio la
massa che hanno e non un’altra. Un elemento importante, dunque, previsto
negli anni ’60 e non ancora osservato sperimentalmente, il tassello senza il
quale non puoi esporre il mosaico alla parete del salotto buono.

Per questo, la caccia ad Higgs, svolta principalmente al grande anello
acceleratore Lhc presso il Cern di Ginevra, rischia di diventare per i
fisici quello che la balena bianca era per Achab, un’ossessione lunga anni.
Già a dicembre scorso c’era stato un notevole fermento, perché i dati
raccolti nel 2011 presso due degli esperimenti di Lhc (Atlas e Cms)
mostravano concordemente un indizio della presenza di un bosone di Higgs ad
energie intorno ai 125 gigaelettronvolt, cioè con massa di circa 130 volte
quella del protone. Ma un indizio non basta ai fisici per dichiarare una
scoperta, così tutti sono rimasti col fiato sospeso (e chini sui computer)
fino ad oggi.
Nel frattempo, nei pochi mesi di funzionamento nel 2012, Lhc ha più che
raddoppiato la quantità di dati raccolti e sono state raffinate le tecniche
di analisi, in modo da verificare se l’indizio si possa trasformare in
qualcosa di più, in qualcosa di diverso o addirittura si dissolva come una
bolla di sapone. «È un po’ come individuare un viso familiare da lontano –
ha detto il direttore generale del Cern, Rolf Hauer – qualche volta c’è
bisogno di un’ispezione più ravvicinata per scoprire se è davvero il tuo
migliore amico o il suo gemello».
Ecco perché il 4 luglio, in concomitanza con l’apertura della conferenza di
Melbourne, ci sarà anche una presentazione al Cern di Ginevra (trasmessa in
webcast, http:// webcast.cern.ch/), il luogo dove la grande caccia è nata.

Ma quali saranno le implicazioni dell’annuncio dei prossimi giorni
sull’affidabilità dell’impianto teorico complessivo? Il Modello Standard è
una teoria che funziona bene, ma – come sottolineano al Cern – non è una
teoria completa. Quando diciamo che descrive la materia visibile
dell’universo, ci riferiamo solo ad una piccola percentuale (il 4%) della
materia totale.

C’è un 96% di universo invisibile che non trova spiegazione nel Modello
Standard. Questo vuol dire che nel futuro, più o meno prossimo, sarà
necessario elaborare un livello più profondo di spiegazione teorica di come
funziona il nostro universo. Il Modello Standard è destinato al cestino?
Niente affatto. Resterà una buona spiegazione per quel 4% della materia
visibile dell’universo; in altre parole, resterà una teoria contenuta come
caso limite in un quadro esplicativo più ampio. La stessa sorte destinata
alla teoria gravitazionale newtoniana dopo l’elaborazione della relatività
generale da parte di Albert Einstein: per spiegare come funziona il sistema
solare, si usa in buona approssimazione ancora la teoria di Newton, tanto
che la si insegna tuttora a scuola.
Sia come sia, i fisici del Cern valutano di poter accumulare ed elaborare
una quantità sufficiente di dati da affermare, con ragionevole certezza
entro la fine dell’anno, se il bosone di Higgs previsto dal Modello Standard
c’è o non c’è laddove è stato cercato. E se non ci fosse non sarebbe una
delusione. Va ricordato che Lhc ancora non opera al massimo delle
potenzialità per le quali è stata costruita; bisognerà raggiungere una
maggiore “luminosità” della macchina, come dicono i fisici, per andare a
scovare Higgs o qualcosa che gli somigli in una tana più nascosta. Sarebbe
l’alba di una nuova fisica. Come lo fu la relatività generale rispetto alla
teoria di Newton.

Lucia Orlando - europaquotidiano.it